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Corriere Economia - Ecco dove Napoli è 'nu babbà
Gli ombrelli di Talarico, il caffè di Mexico le camicie di Merolla & De L'Ero, la barba in via Crispi. Pizza da Di Matteo
di Paola Valeria Jovinelli - 11 giugno 2001

 

A vederla con gli occhi di oggi forse l'eredità più tangibile che i Borboni hanno lasciato ai napoletani è quella di un gusto estetico decisamente aristocratico, che li spinge alla ricerca dell'eccellenza in tutti i sensi: la qualità del cibo, la raffinatezza degli oggetti di cui si circondano, la maniacale cura del dettaglio degli abiti che indossano.

Non è un caso che l'eleganza maschile inglese, un tempo così up to date, sia stata dapprima affiancata e in molti casi superata dalla scuola napoletana, e questo è solo l'esempio più eclatante delle incredibili capacità artigianali locali. Per raccogliere e preservare, quindi, tutta l'esperienza pratica, unita alla storia della cultura artigianale partenopea, due personaggi in vista dell'ex capitale del Regno delle due Sicilie si sono messi d'accordo per rinfocolare e ravvivare quelle antiche e gustose abitudini di casa.

Innanzitutto Maurizio Marinella, discendente della prestigiosa casa omonima, il minuscolo negozio a piazza Vittoria 287 dove i grandi del mondo si riforniscono di cravatte fatte su misura e altre meraviglie. Nonché Giancarlo Maresca, Gran Maestro de II Cavalieresco Ordine dei Guardiani delle Nove Porte che egli stesso ama definire un cenacolo di csteti, un sodalizio esclusivo fondato sulla due passi da Marinella), Anche qui lo stile è quello della tradizione napoletana, cioè rilassato e rigoroso al tempo stesso. A volte si riesce ad ottenere da loro la camicia su misura in giornata. Sul capitolo gioielli e orologi a Napoli bisogna fare un discorso a parte perché le variazioni sono di livello altissimo.

Caso, gioielleria antiquaria in piazza Domenico Maggiore 16, da decenni rintraccia gioielli d'epoca in corallo, pietre e perle di gusto straordinario. Knight di piazza dei Martiri 52, gioielliere da cinque generazioni, ha pezzi di incredibile valore, specialmente d'argenteria inglese come il bicchiere epoca di F.lisabetta I o il tankard dei tempi di Carlo il.

I Ventrella al numero 11 di via Carlo Poerio, invece, i gioielli li disegnano in proprio. La loro ultima collezione ha come tema i labirinti ed è stata esposta quest'anno al Museo Archeologico Nazionale. Poi c'è Trucchi, piccola e non abbastanza conosciuta comune pratica del «Buon Gusto» e del «Gusto del Buono». Basandosi quindi unanimamente sul dictat che l'artigianato, per essere grande, si deve giovare di tré cose fondamentali - tradizione, passione e un bacino di utenza esigente ed estremamente competente - i due hanno stilato una lista di artigiani d'eccellenza che devono rispondere a queste precise caratteristiche.

L'elenco comincia con il piccolo e modesto negozio-laboratorio di Mario Talarico, maestro ombrellaio di vico Due Porte 4 a Toledo, un'autorità assoluta in materia. Erede di tré generazioni di ombrellai, da piccolo dormiva già nel cassetto del bancone sopra i tessuti. Oggi a poco più di settant'anni lavora ancora sul banchetto del bisnonno, oggetto di culto, con l'aiuto della sua famiglia, I suoi ombrelli sono i migliori in senso assoluto; manici selezionati nei legni più rari (ginestra, frassino, malacca, betulla, limone e cosi via), tessuti di alta qualità, assemblaggio e cuciture puntigliosamente fatte a mano, dettagli in corno e una garanzia di assistenza a vita.

Dagli ombrelli al sarto il salto è breve. Gennaro Solito, in via Toledo 256, secondo gli esperti interpreta una linea napoletana attuale, morbida e sobria, «Stile superbo e riconoscibile, ma senza eccessi - dice Maresca - e se i suoi abiti parlano, i suoi cappotti impongono il silenzio». Stesso concetto anche per Merolla & De L'Ero, camiceria artigiana di via Calabritto 20 (a orologeria di pizza Trieste e Trento 49, che insieme alle migliori marche, produce e vende orologi splendidi con la propria firma. Anche le maioliche e i marmi intarsiati hanno una storia e un artigianato di pregio. Le magnifiche riedizioni delle antiche riggiole napoletane si trovano da Giallo di Napoli in via Carlo Poerio 114, mentre le lastre di marmo lavorate a mano sono in vendita da «masto» Russo in via Bisignano 51.

E poi non si può evitare un salto dalla Barberia in via Crispi 13, dove si respira il clima dei veccia saloni da barbiere e tutto è incentrato, come solo a Napoli può succedere, sul benessere e sul relax oltre che sul classico taglio di barba e capelli. Infine, finalmente, arriviamo alla pizza: ricetta che, grazie all'incredibile estro locale, da piatto miserabile si è trasformato in un capolavoro conosciuto in tutto il mondo. Secondo pregiata lista, chi batte tutti in casa è la pizzeria Di Matteo in via dei Tribunali 94.

Un locale semplice, affollato e rumoroso, nella tradizione di Spaccanapoli, il centro storico d'epoca greco-romana (dove ci sono tra l'altro, anche gli artigiani del presepe più famosi, come i fratelli Scuotto della Scarabattola, al 50 della stessa via), la pizza però è sublime: «quella vera napoletana, i morbida come piaceva al presidente De Nicola, che la mangiava arrotolata nella cartusciella», rievoca Gaetano Afeltra, giornalista partenopeo.
Qui è il caso di ordinarla nella versione a ruota, la più grande. Poi, se c'è ancora un po' di spazio nello stomaco, si possono gustare le fritture tradizionali cioè pizze fritte, ciurlili, zeppole, panzerotti e melanzane. E per dessert? Il babà di Augustus, naturalmente, in via Toledo 147, l'emblema della pasticceria classica napoletana dove il babà è giudicato sommo perchè «cresciuto» tradizionalmente col lievito di birra. Qui nel periodo pasquale vengono preparate e spedite in tutto mondo le pastiere più buone e a Natale si fanno, secondo le antiche ricette, paste reali, sapienze, susamielli, mustacciuoli, roccocò.

A questo punto ci vuole un buon caffè da Mexico, una catena di bar in piazza Garibaldi 71, piazza Dante 86 e via Scarlatti 69, dove le miscele hanno alle spalle la passione, la cura e la ricerca delle materie prime della torrefazione Passalacqua. Indimenticabile il frappe al caffe della casa. Ultima preziosa segnalazione è il Parteno, via Partenope 1, un piccole hotel «bed & breakfast» nato da poco, che affaccia sul lungomare più bello e cantato del mondo.